venerdì 25 aprile 2008

Anedotti su un uomo straordinario....Napoleone!


Stordito maledetto

E' risaputo quanto N. fosse un cacciatore maldestro ed avventato.
Così i suoi incidenti di caccia furono parecchi e più d'un suo fido ebbe ad esserne vittima, il maresciallo Duroc tra gli altri.
Il caso di Duroc tuttavia non era stato grave; mentre egli si chinava per raccogliere da terra un capo di selvaggina, di dietro era stato colpito in pieno da una scarica di pallini... nella parte che meglio era esposta.
Poco piacevole sempre la cosa, anche se un pò buffa.
Ed egli aveva dato in vive giaculatorie e, senza supporre a chi dovesse il regalo, aveva inveito con convinzione contro chi aveva sparato.
"Stordito maledetto!" aveva gridato ben forte...
Accorse il medico, estrasse con cura ogni pallino ed otto giorni dopo il maresciallo poteva di nuovo sedere...
Ma solo vario tempo dopo N. parse risovvenirsi del caso, proprio mentre offriva a Duroc una presa di tabacco.
"E' una nuova qualità. Ottima. Ve la consiglio" gli disse.
"Grazie maestà rispose tuffando le dita nella tabacchiera d'oro e smalto che l'Imperatore gli porgeva.
"Tenete, Duroc. Tenete anche la tabacchiera. Sarà il ricordo d'uno stordito maledetto..."

La principessina

L'Imperatore riceveva la visita di una minuscola principessa; Napoleona Baciocchi, figlia di sua sorella di soli 5 anni.
Ovviamente Napoleone credette di poter usare perifrasi per parlare con la piccola Altezza.
"Dunque, signorina! N'ho inteso delle belle! Stanotte avete pisciato nel letto!"
Ma torse il collo, Napoleona ed arricciò il nasino, levandosi sul busto in segno di sdegno nell'atto d'andarsene.
"Signor zio, se non avete a dir che stupidaggini, io me ne vò"
Napoleone ne fu entusiasta e si compiacque egli stesso nel narrare la cosa alla sorella.

Il nome e l’impiego

Durante la prima campagna d’Italia fu presentato a Napoleone un impiegato alle finanze, che si chiamava Rubante.
All’udir quel nome e la qualità di chi lo portava il generale fu preso da viva ilarità.
“Proprio Rubbante vi chiamate?- disse al meschino- E’ davvero notevole tal nome per un impiegato alle finanze”
Ma volle l’altro schermirsi e rispose sorridendo:
“Il mio nome ha due b, Generale…”
E Napoleone ridendo di cuore rispose:
“Tanto peggio! Così si rubba di più!”

Una questione di promozioni

Un giorno in cui N era di cattivo umore ricevette la richiesta di promozione di due ufficiali. "Non ne voglio più sapere", disse, "quel diavolo di Berthier me ne ha già fatti promuovere troppi". Poi rivolgendosi a Lauriston che era presente nella sala
"Non è vero Lauriston, che ai nostri tempi non si faceva carriera così in fretta? Io sono rimasto sottotenente per anni, io!"
"E' vero Sire, ma dopo avete recuperato in fretta il tempo perduto"
Napoleone si mise a ridere e accordò le promozioni.


L'Imperatore in incognito

Fra i capricci più consueti di N. vi era quella di percorrere Parigi in incognito.
Era quasi sempre accompagnato dal Duroc e spesso uscivano alcune ore prima che facesse giorno.
Ogni volta che entrava in una bottega, Duroc gli metteva davanti gli oggetti che fingeva di voler comperare ed in quel frattempo N. cominciava la sua parte d'interrogatore.
Non vi era cosa più buffa probabilmente nel vederlo assumere modi, linguaggi non a lui consoni. Quante smorfie faceva poi quando, volendosi dare l'aria d'un vagheggino, si aggiustava la cravatta nera sollevandosi sulle punte e piegandosi poi sulle ginocchia.

-E così, signora, cosa si narra di nuovo dopo che il Primo Console ha fatto la pace?.... Sono contenti i parigini? .... Prospera il vostro commercio?... Mi sembrate discretamente ben fornita, avete molti avventori?

A queste parole di bottega discretamente ben fornita, che suonavano male alle orecchie della merciaia, costei di solito guardava di sbieco e si rabbuiava nel viso rispondendo a monosillabi o non rispondendo proprio, ignara di chi avesse davanti.
A volte, spaventate da domande troppo discrete, queste chiamavano gli uomini della famiglia per liberarsi dello scocciatore.
Un'altra volta (poco dopo l'incoronazione) l'Imperatore chiese in tono beffardo ad un orefice cosa ne pensasse di "quel buffone di Napoleone".
Questi, che era uno dei più caldi ammiratori e credendolo un giacobino, diede di piglio ad una scopa e levandola in aria fece per colpire l'importuno!
Il gran maresciallo Duroc s'interpose prontamente scusandosi per l'iprudente amico che ne frattempo.... s'è l'era data a gambe fuori dal negozio.
Napoleone ricorderà in futuro l'aneddoto ed era solito dire che il momento in cui rischiò d'essere colpito con la scopa fù uno dei più lieti e felici della sua vita.

La cioccolata di Danzica

Dopo un lungo assedio, nell'aprile del 1807 cade la città di Danzica. I francesi, comandati da Lefebvre, entrano in città e Napoleone, alla notizia, fa sellare subito una vettura da sei cavalli e vi si precipita. Vuole subito complimentarsi con il maresciallo che puntualmente incontra sulla strada, nell'abazia di Oliva.
E' uno di quei momenti che adora. Quando può complimentarsi, felicitarsi, premiare.
"Buon giorno Duca gli dice l'Imperatore, Sedetevi qui accanto a me. Vi piace la cioccolata di Danzica?" N.
Rise Napoleone dell'espressione stupita di Lefebvre che capirà solo più tardi che lui, l'uomo del popolo, l'ex sottoufficiale della Guardia, sposato ad una lavandaia di rue Poissonniere è stato nominato, in quel momento, Duca di Danzica.
Quando giunsero ad N. alcune voci riguardanti "mormorii" non tanto compiacenti della carica, N. non si perdètte in troppe chiacchiere;
"Sparlino pure! Un sottoufficiale della Guardia nominato Duca ed una lavandaia duchessa, ecco la nuova nobiltà! La nobiltà del merito. Quanto agli altri nobili, quelli dell'Ancien Regime, che si mettano in coda." N.

Il cappello al vento

In p.za del Carosello, passando una rivista, a Napoleone gli si impennò il cavallo, facendo cadere in terra il cappello.
Il luogotenente Rabusson s'era afferettato a raccoglierlo ed era corso a porgerlo all'Imperatore che rispose prontamente:
" Grazie capitano!"
E l'altro prontamente:
"In che reggimento Sire?"
Lo guardò allora N. e per un istante parve sorpreso dalla domanda, ma s'accorse dell'abbaglio nel quale era caduto circa il grado dell'ufficiale.
Volle tuttavia premiar la prontezza e nè ammettere d'aver sbagliato e quindi rispose semplicemente:
"Giusto.... nella mia Guardia!" ed il giorno dopo rabusson riceveva il brevetto.

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