lunedì 9 giugno 2008

Difesa di Vincennes dopo la prima caduta di Napoleone



Governatore di Vincennes durante l'invasione del 1814, mentre la capitale era stata occupata dalle truppe della Coalizione, dopo diverse settimane il Generale Daumesnil resisteva ancora. Difese la propria posizione con grande tenacia: agli inviti alla resa rispose: «Voi datemi la mia gamba e io vi darò Vincennes». (La sua gamba l’aveva perduta nella Battaglia di Wagram, strappata da una palla di cannone).
Nel 1815 Daumesnil aveva ancora il comando di Vincennes. Benché la pace fosse stata sancita dal Congresso di Vienna, le forze di occupazione prussiane volevano saccheggiare le piazzeforti e gli arsenali francesi dietro il pretesto della compensazione delle conquiste napoleoniche.
L'arsenale di Vincennes racchiudeva una considerevole quantità di materiali: oltre 52.000 fucili nuovi, oltre 100 pezzi d'artiglieria, diverse tonnellate di polvere da sparo, granate, cartucce e munizioni varie.
Il generale barone von Müffling, governatore prussiano di Parigi, tentò con tutti i mezzi di convincimento - compresa la corruzione - di entrare nel castello; Daumesnil riuscì a far pervenire al ministro della Guerra, il duca di Feltre, un biglietto in cui sollecitava l'aiuto del re (Luigi XVIII messo al posto di Napoleone). Il generale de Rochechouart, comandante della piazza di Parigi, fu inviato in soccorso. Il resoconto di quest'ultimo testimonia lo straordinario coraggio del generale Daumesnil, che resistette con meno di duecento uomini. *
Cinque mesi dopo Daumesnil dovette cedere per ordine dei Borbone, ed uscì dalla fortezza inalberando la bandiera tricolore.
Fu cionondimeno collocato a riposo da Luigi XVIII.

*
-Daumesnil: «Ho fatto entrare il colonnello prussiano in questa stessa stanza dove ci troviamo, la mia stanza da letto. Voi vedete quale è l'arredamento [c'era un pezzo d'artiglieria da 24 pollici sul suo affusto; da una parte si vedeva una pila di palle di cannone, dall'altra pacchi di mitraglia]. Quindi gli ho detto che, a meno di un ordine firmato dal re di Francia, io non avrei mai ceduto il posto la cui difesa mi era stata affidata, che avrei respinto tutti gli attacchi, e infine, se vedrò che non potrò più resistere, ecco quale sarà la mia ultima risorsa: gli mostrai allora questa piccola botola, che comunica con la grande polveriera qui sotto, dicendo che sarebbe bastato gettarvi uno straccio incendiato, e tutto sarebbe saltato in aria.»

-Rochechouart: «Quale effetto ha prodotto una minaccia del genere?»

-Daumesnil: «L'aria che avevo quando gliel'ho formulata lo ha convinto che ero ben deciso a metterla in pratica. Il colonnello si è congedato dicendo che mi assumevo una terribile responsabilità. Gli ho risposto che poco mi importava: quale responsabilità può pesare ad un morto? Sarei morto con onore, dando al Paese l'ultima prova di fedeltà a mia disposizione» »

(Louis-Victor-Léon de Rochechouart, Souvenirs sur la Révolution et l'Empire, Plon.)

1 commento:

Anonimo ha detto...

A volte mi fermo a pensare al valore degli uomini di un tempo, uomini che non avevano paura della morte, uomini che credevano fermamente in qualcosa che andava al di là della vita stessa, che ci credevano fino alla fine e vivevano solo per quello.
Uomini che mi piacerebbe esistessero ancora oggi, in una percentuale maggiore dello 0,001%...
E' proprio vero quando si dice "Roba d'altri tempi!"...

Hai ragione ad amare questi uomini, hai ragione ad avere passione per quei tempi ormai andati...

Grazie Alessandro per riuscire a trasmettere questa passione anche a chi legge questo meraviglioso blog.

vdv